Storie semi serie di un gruppo di donne vintage

Sola me ne vo.

Sola me ne vo.

Pubblicato da: Sonia
TOC TOC... Chi è di scena? Che lo spettacolo abbia inizio!

Appollaiata su una nuvola, mentre contemplo il malconcio pianeta terra in questo tempo di pandemia, mi soffermo sulla chiusura di cinema e teatri. Quanto è triste saperli inattivi! Non immaginate quanto mi manchi soggiornarvi dentro.

Considero questi sacri templi dell’arte gli unici luoghi dove è sempre stato facile sentirmi “a casa”.

Mi viene in mente che prima della loro ufficiale riapertura, potrei concedermi il piacere di “fare una salto giù” e visitarne almeno uno, fosse anche solo per pochi minuti.

Sarei tentata di scegliere una bella sala cinematografica, dove sedermi proprio al centro, su una di quelle comode poltrone ergonomiche, con un secchio di pop-corn posato sulle gambe, da sgranocchiare leccando di tanto in tanto il sale in eccesso.  

Quanti film desidererei rivedere! Non sarebbe davvero facile sceglierne uno tra i tanti, inizierei però dagli anni 70, quando il successo cominciava a inebriarmi. In quegli anni Lina Wertmuller decise di proporre me e Giancarlo (Giannini) come coppia fissa per alcuni dei suoi indimenticabili film.

Eh sì, sarebbe proprio emozionante ritrovarmi ancora una volta lì con lui. Era il 1974, insieme sul maxi schermo “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto”! E “Mimì metallurgico ferito nell’onore”? Mi pare fosse il 1972. Un’interpretazione quella che mi valse la vincita del secondo Nastro d’Argento come migliore attrice protagonista, poi ne sono arrivati tanti altri e, insieme ai Nastri, anche i David di Donatello e una pioggia di altri riconoscimenti.

E comunque, che coppia strepitosa siamo stati io e lui!

Immagino che voi cinquantennials ricorderete quelle pellicole solo per averle viste in seguito, trasmesse in televisione o forse in qualche tematica retrospettiva cinematografica, in particolare durante le calde serate estive quando mi capita di sentire provenire da qualche arena l’eco della mia voce mixata con il frinire delle cicale.

Il cinema italiano in quegli anni godeva ancora del suo massimo splendore, e con orgoglio mi vanto di aver avuto il privilegio di lavorare con grandi registi come Monicelli, Bertolucci, Avati, Corbucci, Salce, Manfredi, Petri, De Sica, Steno e molti altri. Per non citare altrettanti strepitosi partner che nutrirebbero un’altra copiosa lista di prestigiosi nomi.

Foto dal web

Ho spaziato dai ruoli drammatici a quelli più brillanti, negli anni 80 anche negli sceneggiati televisivi e in quelli 90 mi sono addirittura tolta lo sfizio di partecipare a qualche fiction, tra cui “Una vita in gioco”, “Due volte vent’anni”, “L’avvocato delle donne”.

Ma a pensarci bene, devo dire che l’idea di scegliere un teatro mi piace di più, perché anche questo è stato un grande amore della mia vita!

Risale ai primi anni 60 l’esordio con un piccolo ruolo in una commedia di Dario Fo, dal titolo “Settimo: ruba un po’ meno”, e poco dopo una rappresentazione dell’”Orlando Furioso”, diretta da Luca Ronconi, mi vedeva protagonista nel 1968. A queste sono seguite tante e tante altre pièces tra le quali ricordo: “Medea” di Euripide, “Fedra” di Racine, “Vestire gli ignudi” di Pirandello, “La bisbetica domata” di Shakespeare, “Le dame de Chez Maxime” di Feydeau…

Ebbene sì, “sono volubile, in teatro come nella quotidianità. Non posso sempre vivere nella tragedia, ma nemmeno posso fare solo commedie, mi annoierebbe”. Raccontavo questo nell’anno 2000 a un giornalista de “La Rebubblica”, mentre mi intervistava per un suo articolo, nel quale si dissertava sull’indifferenza con cui sono sempre riuscita con successo a passare da un ruolo a un altro, anche se diversissimi tra loro. A me piaceva così.

Lo so sto perdendomi in chiacchiere, ma quando comincio a sfogliare il mio ricco album di ricordi artistici questa cosa rischia di accadere, ma rimedio subito.

Se avete voglia di accompagnarmi, si va a Teatro!

Sarà forse lo spettacolo più corto al quale avrete mai assistito, ma di sicuro intenso come meritate. Durante la mia lunga carriera artistica, in bianco e nero, a colori e dal vivo, vi ho fatto ridere e piangere, ho recitato, cantato e ballato per me e per voi, e lo scroscio dei vostri calorosi applausi ancora mi fa vibrare di gioia.

E’ per questo che non posso far altro che scegliere con cura qualcosa che di sicuro vi piacerà.

Foto da Freepik

Ho selezionato tra le tante suggestive platee sparse nel mondo, quella del “Minack Theatre” che si trova in Cornovaglia, delicatamente adagiata su un promontorio a picco sull’Oceano Atlantico nella baia di Porthcurno. La scelta non è caduta lì per caso, il motivo risiede nel fatto che una tenace e intraprendente donna, Rowena Cade, amante come noi dell’arte, si trovò nel 1929 ad assistere a una rappresentazione teatrale dell’opera di Shakespeare “Sogno di una notte di mezza estate”, dalla quale fu totalmente rapita.

Sono quei piccoli miracoli che fa il Teatro!

Rowena Cade – Foto da: www.cornwalls.co.uk

Decise così di costruire un luogo magico, dove potersi “perdere” ancora, come le era accaduto lì, tra fate e folletti dell’incantato bosco descritto in quella romantica commedia. Cominciò col costruire un palco e pochi posti a sedere, ma il successo della prima rappresentazione diede poi avvio a un progetto ben più ambizioso, al quale prese parte non solo con le proprie idee, ma anche con il proprio impegno fisico, perché  per realizzare i sogni occorre spesso sporcarsi le mani e faticare!

Dunque eccoci qua, non è fantastico? Fate pure come foste a casa vostra, io non vedevo l’ora di risentirmi così a mio agio, ogni teatro è per me “casa” quindi mi incammino a piedi scalzi e mi ritrovo ad attraversare quegli spalti, mentre la vista dell’oceano mi ubriaca col suo impeto e il suo profumo, e ora mi dirigo verso il palcoscenico, pochi balzi e ci sgattaiolo sopra, che bellezza! Non prendetemi per pazza se mi strofino addosso al niente, lo so che qui il sipario non esiste, ma io lo vedo, lo sento, lo immagino, e non posso proprio resistere alla tentazione di concedermi qualche fusa tra le sue pieghe possenti, in un caldo abbraccio che mai mi è stato negato e che, anche oggi, bramoso e stretto stretto, mi contiene come un amante che è felice di ritrovarmi! 

Tutto è perfetto.

E allora, che

lo spettacolo abbia inizio!

Vi ho raccontato un po’ della mia vita, proprio come ho scelto di fare in uno dei miei spettacoli più recenti: “Sola me ne vo” (2007) è stato un one-woman-show, dove passavano in rassegna tutte le sfaccettature del mio essere attrice e del mio essere donna. Purtroppo, nonostante la grande richiesta, non sarà più replicato, ma mai come ora ho voglia di ricantare su questo palco quella canzone, che ho amato più volte interpretare negli anni e da cui è stato tratto quel malinconico titolo. Si chiama “In cerca di te” e il testo recita più o meno così:

…Io tento invano di dimenticar,

il primo amore non si può scordar.

E’ scritto un nome,

un nome solo in fondo al cuor,

ti ho conosciuto ed ora so che sei l’amor, il grande amor.

Sola me ne vo per la città,

passo tra la gente che non sa

che non vede il mio dolore

cercando te, sognando te, che più non ho.

Silenzio. Applausi. Sipario.

Nel gennaio 2013, Mariangela Melato scompare per sempre, lasciando un vuoto incolmabile. Chissà se nelle sue intenzioni, quando cantava questa canzone la dedicava a qualcuno? Forse sì, ma non lo sapremo mai. Ci piace pensare che questa canzone continui a cantarla ancora oggi e che magari la dedichi proprio al Teatro, il suo grande amore.

Foto dal web: www.convincere.eu
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Cinquantennials

Sei donne, amiche, colleghe, compagne di avventura e di sventura in un momento ahimè difficile per molte. Viaggiatrici, sognatrici, mamme, single, divorziate, sposate, siamo tutto questo e molto di più.